Beyond the Glass Ceiling

Isabelle Vivienne

L’arte di trasformare rabbia e impotenza in energia concreta per la conquista del proprio spazio, a colpi di competenza, precisione e visione inclusiva.

Yalea Eyewear Isabelle Vivienne
Yalea Eyewear | 1080X1080px_YALEA_noLOGO4

Quando alla prova dei fatti scopri di essere forte in ambiti solitamente dominati dagli uomini, ti senti come se l’intera società ti avesse sempre mentito. Il mio messaggio è per tutte le ragazze là fuori, che si sentono smarrite, sospese tra due mondi: la bussola di cui avete bisogno è il vostro istinto, rifiutate di cedere ai pregiudizi, stabilite i vostri confini, prendetevi il posto e il lavoro che sognate.

Isabelle Vivianne

Falegname influencer più seguita dell’area DACH, racconta il mestiere con autenticità, alternando scarpe da lavoro e tacchi a spillo, guidata dal motto “Sei entrambe le cose” (Sei Beides).

Dopo la maturità, rompe le aspettative sociali e familiari e sceglie la falegnameria. Per restare fedele alla sua passione affronta un percorso complicato, segnato da ambienti ostili, sessismo e mascolinità tossica. Apprezzata per le sue capacità tecniche, sperimenta anche l’interior design di alto profilo, ma decide di tornare all’artigianato per mantenere un legame concreto con la materia. Durante la pandemia, in risposta al vuoto derivato dallo stop delle esposizioni tradizionali, avvia il Youthcrafts Festival, iniziativa digitale ideata per dare visibilità ai giovani artigiani e alle loro creazioni. Questo progetto segna l’inizio della sua ascesa mediatica e il riscatto della sua professionalità. La community di Isabelle oggi conta oltre 100.000 follower tra Germania, Austria e Svizzera ed è diventata un presidio contro le critiche sessiste e luogo di ispirazione per donne che intraprendono professioni artigianali. Al centro della sua divulgazione fondamentali i temi del gap di genere, della mentorship femminile e della formazione inclusiva.

Yalea Eyewear | 1080X1350px_YALEA_noLOGO3
Yalea Eyewear | Isabelle-Vivianne_SYA243_T75

Isabelle Vivianne per Yalea Eyewear

Con questa campagna Yalea punta lo sguardo sull’affermazione del femminile anche in ambito professionale: una visione nitida, in cui forma e sostanza convivono e ispirano nuove visioni. Una collezione che invita a rompere le barriere e guardare oltre.

Scoprila ora

Umiliazione, impotenza, rabbia, energia. La tua è stata un’escalation in positivo: è importante raccontare anche il lato oscuro che può far muovere, all’inizio, la voglia di riscatto, per raccontare sentimenti umani e far vedere che non lasciarsi assorbire dalla spirale negativa, ma usarla come propulsione, è possibile per tutti.

“Quando ripenso al mio apprendistato e ai primi anni di lavoro, la parola che mi viene più in mente è umiliazione. Non ho mai avuto paura di fallire tecnicamente, ma avevo paura di non poter raggiungere il mio obiettivo perché qualcuno dall’esterno decideva di impedirmelo. La cosa più dura è la sensazione di impotenza, non avere il controllo sulle tue scelte, sul tuo percorso di vita. Ogni giorno mi trovavo a dover dimostrare di meritare il posto che occupavo, nonostante avessi almeno le stesse competenze e la stessa passione dei miei colleghi maschi. Era devastante: non era il lavoro in sé, quanto il clima tossico che mi circondava, fatto di battute sessiste e di gerarchie rigide. Piangevo quasi ogni giorno, ma non ho mai smesso di credere che il legno, il design e la manualità fossero la mia strada. Scontrarmi quotidianamente con quel circuito chiuso, che sembrava intoccabile, mi ha ferita ma soprattutto mi ha fatto arrabbiare. Mi sono arrabbiata davvero spesso, davvero tanto. Ero carica di sensazioni orribili, ma non ho lasciato che mi portassero a implodere: non è stato facile, ma ho trovato il modo per usarle come propulsione.

Il successo per il pezzo che ho realizzato per l’esame di fine apprendistato, la sfida vinta in diretta costruendo una Savonarola impeccabile, una delle gilde più influenti della Germania che mi invita come relatrice: ognuna di queste conquiste l’ho costruita e consolidata passando attraverso giorni, settimane, anni di rabbia e frustrazione trasformate in precisione tecnica, visione di progetto, implacabile convinzione di avere diritto al mio sogno. È normale provare anche sentimenti negativi, quello che dobbiamo ricordare sempre è la felicità che proviamo mentre facciamo ciò che amiamo e tenere il nostro cuore ancorato a quella. Accettiamo i sentimenti negativi, ma non lasciamo che si sostituiscano alla nostra natura. Non siamo sbagliate perché li proviamo, ma siamo migliori di questo. E lo dimostriamo attraverso i risultati. Dobbiamo difenderci, ma non lasciarci imbruttire, né piegare la nostra femminilità per provare a compiacere.”

Un avamposto per nuovi linguaggi: quando la community non è autocelebrazione

Pur non negando nemmeno un grammo della sua femminilità o del suo expertise, per Isabelle essere la falegname influencer più seguita dell’area DACH è un successo non perché la rende famosa, ma per la potenza di cambiamento che questa sua visibilità ha quotidianamente, nella vita reale di molte persone: “Il mio più grande orgoglio è aver ispirato e costruito una comunità che non solo apprezza il mio lavoro, ma che, se qualcuno ora prova a sessualizzarmi o a bullizzarmi, interviene e lo rimette al suo posto. Non è una questione di ego: significa che la mia storia sta portando a un cambiamento di mentalità e sta creando spazio per altre donne che vogliono fare questo lavoro. C’è più spazio per sentirsi sicure di raccontare esperienze e aspirazioni, ed è una conquista vedere anche molte voci maschili intervenire per supportare.”

Durante il nostro incontro, ci hai detto una cosa potentissima “Quando alla prova dei fatti scopri di essere forte in ambiti solitamente dominati dagli uomini, ti senti come se l’intera società ti avesse sempre mentito.” Spiegaci meglio cosa intendi.

“Sì, rompere il tetto di cristallo è stato un po’ anche capire questo: da una parte la gioia, l’orgoglio e la liberazione di avercela fatta; dall’altra l’amaro di dover guardare quel premio, quel posto d’onore e chiedersi: perché ci crescete dicendoci che ci sono lavori o ambienti che non sono per le donne? E indicato ambiti in cui una donna non può avere le abilità giuste, né la forza per farcela? La cosa più perversa del retaggio sessista di dividere le aspirazioni per genere è che, quando da donna sei interessata ad un settore tradizionalmente maschile, rischi di finire tu stessa per credere ai pregiudizi. Ti senti in dovere di dimostrare, cosa che i maschi non sentono, perché vivono l’accesso alle opportunità come naturale, anche quando sono completamente privi di talento. A volte ti rendi conto che non hai dovuto convincere solo gli altri del tuo diritto di stare dove volevi, ma anche te stessa. Perché il pregiudizio è talmente sistemico che lo interiorizziamo crescendo, senza nemmeno esserne consapevoli. All’inizio parti spinta dal tuo sogno, dalla tua aspirazione, e non ti poni il problema.

Poi cominciano gli ostacoli immotivati, le difficoltà e spesso, anche chi ti è molto vicino, finisce per dirti di lasciare stare. Ma se invece non ti arrendi, arriva il momento in cui ti rendi conto che lo stai facendo e lo stai facendo molto bene, spesso meglio di altri. Addirittura arriva un premio, ed è lì che ti chiedi ‘Quindi, perché ho dovuto subire tutto quello che ho subito? Perché per anni avete detto che non era il mio posto, il mio mestiere? Che non avrei mai avuto la forza, il talento, la visione necessarie?’ Quante sofferenze e ingiustizie si risparmierebbero se, prima di ostacolare, si andasse alla prova oggettiva dei fatti? Quanti altri talenti avrebbero voce se non ci fosse questa mentalità che si ostina a dividere le aspirazioni in base a parametri che non hanno nessuna attinenza con il merito e con l’ingegno? In questo lo status quo ci mente e ci ha mentito troppo a lungo, e il danno che crea non è solo personale del singolo, è privare un’intera comunità di tanti, tantissimi talenti, per le ragioni sbagliate.”

Oggi la tua community non solo ti apprezza per quello che fai, ma è diventata un circuito proattivo che fronteggia il gender gap e promuove atteggiamenti inclusivi. Ma, al di là di questo circuito, cosa resta ancora da fare per promuovere parità vera e policy di accesso e presenza al lavoro più eque per tutti?

“La mia community è straordinaria: non solo per il sostegno che mi dà, ma soprattutto perché oggi, di fronte a modi irrispettosi verso di me o qualcun altro, interviene attivamente, spezzando l’indifferenza o il silenzio. Questo significa che migliaia di persone mettono in campo una mentalità nuova. Ne sono molto orgogliosa, ma resta molto da fare, perché la parità vera non si raggiunge con iniziative individuali, ma con policy strutturali concrete. E non è solo una questione di genere: io parlo da donna e sono una testimonianza visibile delle difficoltà che le donne possono trovare sul loro percorso, ma non è solo una questione di donne. Anche molti uomini soffrono in un sistema eccessivamente rigido e verticale, serve più flessibilità e più ascolto per tutti. Tornando al gender gap, un primo passo fondamentale è creare spazi di formazione liberi da stereotipi, dove una ragazza che sceglie l’artigianato non venga vista come un’eccezione, ma come una professionista al pari degli altri. È necessario che in ogni ambito le istituzioni e le gilde riconoscano il valore delle donne e diano loro voce nei luoghi decisionali.

Poi c’è il tema culturale: smontare i pregiudizi radicati, mostrare esempi concreti, raccontare e dare visibilità a storie di successo che possano ispirare. La mia esperienza dimostra che la visibilità è fondamentale: quando le persone vedono che una donna può essere un’artigiana eccezionale o fondare iniziative nazionali, allora iniziano a capire che è possibile. Ma la strada è lunga: servono regole di accesso più eque, sistemi di supporto e una cultura che non consideri più strano ciò che al momento, semplicemente, è ancora raro. Nel frattempo, voglio lasciare un messaggio per ogni bambina, ogni ragazza, ma anche ogni donna che ancora non si sente al suo posto: so che a volte ti sembra di non sapere chi sei, perché sei sospesa tra il mondo che vorresti e come il mondo vorrebbe te. Ma la bussola che ti serve è il tuo istinto, segui quello che senti nello stomaco e saprai sempre chi sei. L’unico successo che conta è poter fare ciò che si ama.”

Potrebbe piacerti anche


20 Marzo 2026

Yvonne Bajela

Start-up Investor. Inserita da Forbes nella lista “30 Under 30 Europe” e tra le 25 personalità nere più influenti del Regno Unito, è oggi Partner di LobalGlobe e Latitude e fondatrice di Impact x Capital Partners, un fondo da 100 milioni di sterline dedicato a sostenere imprenditori sottorappresentati.

Leggi di più

4 Marzo 2026

Isabelle Vivienne

Falegname e influencer. Oggi è l’influencer dell’artigianato più seguita nell’area DACH e ha costruito una community che rappresenta un presidio contro le critiche sessiste e una fonte di ispirazione per tutte le donne che scelgono di intraprendere una carriera artigianale.

Leggi di più

12 Febbraio 2026

Tania Álvarez

Pugile professionista. Con determinazione e perseveranza, Tania si afferma nel mondo del pugilato, conquistando nel 2023 il titolo europeo EBU dei supergallo, che ancora oggi detiene.

Leggi di più