Niente di personale, è solo business. Quante volte lo abbiamo sentito? Quante volte ci hanno spiegato che per fare i soldi ci vuole il pelo sullo stomaco, perché, per sua propria natura, il successo economico è irrimediabilmente fondato sul sopruso. Poi però arriva lei, Eileen, sorriso dolce, visione lucida, e – in soli 4 anni di attività – riesce a ideare e consolidare un modello di business che mette al centro la dignità dell’essere umano e, al tempo stesso, esce sul mercato con prodotti dal prezzo “su richiesta”.
È questo che vogliamo dimostrare, che è possibile essere un’azienda, essere redditizi, realizzare prodotti belli, ma al tempo stesso fare del bene, aiutare le persone a livello emotivo, finanziario e psicologico.
Made For A Woman oggi dà lavoro a oltre 350 donne e buone condizioni di vita alle loro famiglie, in uno dei paesi più poveri del mondo. Contemporaneamente conquista l’attenzione dei media e le passerelle delle grandi maison, sparigliando le carte del patinato mondo del fashion. Made For A Woman racconta, con i fatti, un modello vincente di business che, da una parte, diventa riferimento per i più grandi brand del lusso e, dall’altra, rilancia un’intera comunità, creando welfare, condizioni concrete di lavoro, emancipazione e riscatto sociale. Tanto business, zero soprusi.
Made For A Woman: di cosa si tratta?
Il viaggio di Made For A Woman inizia in Madagascar nel 2019, dalla visione lucida e dalla caparbia volontà di Eileen Akbaraly di unire, in un progetto vincente e scalabile, opportunità di business, equità sociale e attenzione ambientale. Oggi Made For A Woman sta contaminando il panorama del lusso globale, con la sua capacità di portare alla ribalta creazioni di moda responsabile, ottenute da materiali e politiche del lavoro sostenibili, diventando sinonimo di couture artigianale di alta gamma.
Incentrato sui valori fondamentali di integrità e trasparenza, Made For A Woman affida le sue creazioni alle mani di donne provenienti da contesti vulnerabili, restituendo a loro una reale possibilità di riscatto e alla comunità malgascia una inestimabile piattaforma artigiana.
Fin da bambina ho sempre saputo di voler trovare un modo per fare la differenza nel mio paese natale, il Madagascar, combinando il mio amore per la moda e l’urgente bisogno di porre un argine alle incredibili disparità sociali che vedevo.
Prima start up di moda del Madagascar radicata nell’imprenditoria sociale, basata su emancipazione femminile, tutela dell’ambiente e valorizzazione delle millenarie tradizioni artigiane malgasce. Oggi è sotto i riflettori del fashion system e amata dai magazine. Ma cominciamo dall’inizio: come nasce Made For A Woman?
Sono metà italiana e metà indiana, ma cresciuta in Madagascar. Fin da bambina ho sempre saputo di voler trovare un modo per fare la differenza nel mio paese natale, il Madagascar, combinando il mio amore per la moda e l’urgente bisogno di porre un argine alle incredibili disparità sociali che vedevo. Così, terminati gli studi, ho deciso di tornare in questa isola, che io considero la mia terra, per restituire qualcosa al mio popolo, al mio paese, e nel 2019 ho fondato Made for a Woman, scegliendo un approccio di imprenditoria sociale, con l’obiettivo di migliorare la qualità complessiva della vita delle persone in Madagascar. Siamo partiti in 8, in un piccolo atelier nella capitale, oggi lavoriamo con più di 350 artigiani, la maggior parte dei quali proviene da contesti molto difficili. Produciamo pezzi unici, apprezzati dalle più prestigiose maison di moda, ma la cosa che più di ogni altra ci fa impazzire di orgoglio è che questi pezzi unici sono, letteralmente, strumenti ed espressione di un modello di business che sceglie di fondarsi sul riscatto e la dignità dell’essere umano. Non sul mero sfruttamento.

La cosa che più di ogni altra ci fa impazzire di orgoglio è che questi pezzi unici sono, letteralmente, strumenti ed espressione di un modello di business che sceglie di fondarsi sul riscatto e la dignità, non sul mero sfruttamento.
È praticamente impossibile parlare di Made For A Woman senza parlare delle singole persone che la compongono. Di fatto, in questo incredibile microcosmo, il prodotto, il ruolo non sono l’obiettivo: la valorizzazione delle persone che li curano, lo è. La produzione è solo uno strumento. Quindi, controtendenza rispetto al nostro format, oggi andremo a raccontarvi singolarmente. Eileen, partiamo da te: ti risuona la frase qui sopra?
Il nostro modello di business, che è la parte innovativa della nostra azienda, è che siamo in grado di integrare un progetto di impatto sociale nella linea di produzione. Questo è ancora più centrale se consideriamo che il settore tessile è il terzo al mondo per numero di persone coinvolte e impatta sulla qualità di vita di milioni e milioni di persone, nei paesi in via di sviluppo e sottosviluppati. Sai, l’idea di dover andare al lavoro ogni giorno ed essere infelici, non ricevere nemmeno abbastanza per sostentarsi, com’è possibile che sia normale?
Dovremmo andare al lavoro felici, aver voglia di andare al lavoro, sapendo di trovare rispetto, qualcuno che si preoccupa per noi, e le condizioni per esprimere potenziale e talenti. Siamo esseri sociali, abbiamo bisogno di stare insieme, di sentirci curati. E credo che il luogo di lavoro sia un posto che ha la responsabilità di restituire ai dipendenti l’amore che meritano e le attenzioni che meritano. Quindi sì, è fondamentale riportare il focus sulla consapevolezza che la produzione è uno strumento.
Sai, l’idea di dover andare al lavoro ogni giorno ed essere infelici, non ricevere nemmeno abbastanza per sostentarsi, com’è possibile che sia normale? Dovremmo andare al lavoro felici, sapendo di trovare rispetto e condizioni per esprimerci.
Mialy, 23 anni, un sorriso disarmante e un ruolo di peso all’interno di Made for A Woman. Come sei entrata a fare parte del progetto?
Dopo il diploma ho inviato molte candidature, ma quando ho avuto l’opportunità di entrare in Made For A Woman, non ho avuto dubbi: era il posto giusto per me. La sua mission, unica e incredibile, di fare impresa impegnandosi a sostenere le persone vulnerabili del Madagascar, con un’attenzione speciale verso l’empowerment delle donne, dà un senso reale all’impegno di ogni giorno e mi fa sentire fortunata di essere qui.
Inoltre, lavorare in Made For A Woman mi ha permesso di crescere tantissimo. Ogni giorno è un’occasione per imparare qualcosa di nuovo, sia dal punto di vista professionale che personale. E, cosa per me molto importante, questo lavoro mi ha dato la possibilità di aiutare la mia famiglia a far fronte alle proprie necessità.
Oggi Mialy è l’unica diplomata nella sua famiglia, ricopre un ruolo manageriale in azienda e sta frequentando un Master in Finanza e Contabilità. Grazie a lei la sua famiglia ha le risorse per vivere con serenità. È grazie a lei che il fratello è all’università e, in futuro, ci andrà anche il più piccolo. A 23 anni riesce a sostenere l’intera famiglia.
Come ti fa sentire a soli 23 anni, avere già tutta questa responsabilità?
In verità mi fa sentire fortunata, questa senza dubbio è la cosa fondamentale. Per mia natura cerco sempre di relativizzare tutto, di fare le cose per bene e soprattutto di pensare al futuro, agli obiettivi più grandi che ci stiamo impegnando a raggiungere. Sono davvero molto riconoscente alla vita di essere all’interno di Made For A Woman e non all’interno di altre aziende, perché qui mi realizzo davvero.
È importante per me contribuire alla prosperità di Made For A Woman, perché so che è un’azienda che ha un valore unico e un grande potenziale.
Resto consapevole di tutte le donne ancora obbligate a vivere giorno per giorno. Il mio impegno per crescere professionalmente è anche per loro, per creare e sostenere condizioni che diano nuove possibilità a chi ne ha bisogno.
C’è un dettaglio che ci ha molto colpite prima, mentre parlavate tra di voi nel back stage: l’attenzione quasi materna con cui Eileen rassicurava Mialy e la completa generosa fiducia con cui Mialy sorrideva in ritorno. Diciamo – per la maggior parte – non proprio il classico rapporto capo-dipendente… Qui scatta d’obbligo una riflessione su quanto valga la #sisterhood, anche nei rapporti di lavoro.
Mialy – ci racconta con trasporto Eileen – è una delle prime persone che mi ha fatto vedere, con chiarezza cristallina, quanto potenziale inespresso ha questo mio paese. È una delle persone più intelligenti che conosco, è giovanissima e sostiene da sola tutta la sua famiglia e non esiste un singolo giorno, un singolo momento, in cui io non l’abbia vista sorridere. Sai, ci sono giorni in cui io arrivo al lavoro di cattivo umore e magari mi infastidisco, mi spazientisco. Lei no, mai, lei sorride. Ho molto rispetto per lei, per il modo in cui affronta la vita e l’impegno che mette nel suo lavoro, come potrei non fare il possibile per stare al suo fianco in modo leale, pieno, come si farebbe con una sorella? Lei lo fa per me. E al tempo stesso penso: perché fermarsi solo a lei? Quante altre persone ci sono lì fuori che meritano le stesse opportunità e che noi non siamo ancora riuscite a raggiungere? #sisterhood è anche ricordarci di non sentirci mai arrivate o superiori a qualcuno, è ricordare di impegnarci per creare per qualcun altro le opportunità che abbiamo avuto noi. Non importa da dove vieni, non importa cosa possiedi, chi se ne importa? Ad un certo punto le nostre vite termineranno. Tutti un giorno lasceremo questo mondo nello stesso modo, cerchiamo di ricavarne il meglio per tutti, tutti assieme.
#sisterhood è anche ricordarci di non sentirci mai arrivate o superiori a qualcuno, è ricordare di impegnarsi per creare per qualcun altro le opportunità che abbiamo avuto noi.
#sisterhood – le fa eco Mialy – deve essere soprattutto ricordarci di essere grate per quello che abbiamo e restare generose, impegnarci perché anche altre possano avere l’opportunità di una vita migliore. Io ho 23 anni e ho la responsabilità di mantenere la mia famiglia, ma sono fortunata, perché lo posso fare e lo posso fare con gioia e sentendomi realizzata.Ma resto consapevole di tutte le donne ancora obbligate a vivere giorno per giorno, sopportando condizioni indicibili pur di guadagnare pochi spiccioli per comprare del cibo per figli o nipoti. Non possono risparmiare, non possono fare progetti per il futuro. Il mio impegno per crescere professionalmente è anche per loro, per poter fare del mio meglio per creare e sostenere condizioni che diano nuove possibilità a chi ne ha bisogno. Questo è essere sorelle. Dobbiamo imparare ad essere riconoscenti e lasciare il meglio di noi ovunque, ovunque andiamo, qualsiasi cosa facciamo.
Qual è il contributo più grande che sperate di portare con il progetto @MadeForAWoman?
Penso che Made For A Woman sia un modello eccellente che dovrebbe essere replicato tanto nei paesi in via di sviluppo quanto nei paesi sviluppati. Ciò che siamo non richiede condizioni speciali, quello che facciamo è restituire dignità, la stessa dignità che tutti meritano. Questo si può fare, indipendentemente dalla specifica area di business. Quello che facciamo, quello che è davvero diverso, è che abbiamo psicologi, abbiamo medici, abbiamo un’area per l’infanzia. Abbiamo un’assicurazione sanitaria per tutti. Abbiamo cibo per tutti. Queste sono necessità di base di cui tutti hanno bisogno per vivere. È questo che vogliamo dimostrare, che è possibile essere un’azienda, essere redditizi, realizzare prodotti belli, ma al tempo stesso fare del bene, aiutare le persone a livello emotivo, finanziario e psicologico.
Questo modello di business non ci ha resi più fragili o tenuti nell’ombra, grazie a questo modello oggi siamo contattati da tutti i più grandi marchi del mondo della moda. Il nostro impegno è usare questa visibilità per far conoscere il nostro modello di business sempre di più, perché lentamente tutti nel settore tessile seguano questa strada.
Grazie a questo modello di business, oggi siamo contattati da tutti i più grandi marchi. Il nostro impegno è usare questa visibilità perché lentamente tutti nel settore tessile seguano questa strada.






